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Niccolò Jommelli
Trio in sol maggiore per due violini o due flauti e basso
a cura di Carmela Bongiovanni

(Musica Strumentale, 8)

XXXIV, 12 pp.; ill.; 3 parti (3, 3, 3 pp.); 21 x 29 cm
Introduzione e apparato critico in italiano e inglese

Il trio per due violini o flauti e basso in sol maggiore fa parte del numero non elevato di composizioni strumentali da camera per organico simile di Nicolò Jommelli (1714-1774). I quattro testimoni attualmente reperibili di questo trio ne indicano la stesura intorno alla metà del Settecento; una copia manoscritta, proveniente dalla biblioteca del violinista e compositore Pierre Baillot, oggi conservata in US-Wc, risulta infatti datata al 1749, mentre l'unico testimone a stampa adespoto, pubblicato da Longman & Co. di Londra e successivo ai tre manoscritti esistenti, è stato datato al 1768. La produzione strumentale di Jommelli ha goduto nel pieno e secondo Settecento di un'ampia diffusione edita e soprattutto manoscritta, a segno del consenso e dell'interesse che la sua produzione 'minore' per quantità, rispetto alla preponderante produzione operistica e sacra, suscitò nel pubblico degli amatori musicisti. Questo trio, nelle sue quattro diverse versioni, talora con divergenze piuttosto marcate, costituisce in piccolo un esempio di diffusione e fortuna della musica da camera strumentale di Jommelli in Europa.
Il trio in sol maggiore è un pregevole campione dello stile galante della metà del Settecento: oltre all'articolazione in tre movimenti, si rileva una struttura interna dei primi due movimenti in due sezioni delimitate da segni di ritornello, mentre il tempo conclusivo è in forma di rondò con un solo segno di ritornello terminale; come si vede, una caratterizzazione estremamente usuale nella sonata a tre di questo periodo. Alla struttura formale indicata si possono aggiungere, come elementi tipici del gusto cameristico italiano di metà Settecento, l'uso di minuti abbellimenti, una forte connotazione ritmica e nel contempo una semplificazione del tessuto melodico delle tre parti. Al riguardo, notiamo un dialogo estremamente semplificato tra gli strumenti, con una prevalente omoritmia tra le due parti superiori, a fronte di pochi interventi dialogici e in contrappunto della parte più grave. Quest'ultima, che in due dei quattro testimoni presenta la numerica armonica per il basso continuo, è decisamente subordinata, di fondamento, pur se con alcuni cenni di dialogo con gli altri strumenti.

Carmela Bongiovanni è bibliotecaria e docente di Bibliografia musicale presso il Conservatorio Paganini di Genova. È inoltre professore di Bibliografia musicale presso l'Università di Pisa (dal 2007 al 2012 presso l'Università di Genova); nel 2012 ha tenuto un seminario sui manoscritti musicali a cura della sezione ligure dell'Associazione Italiana Biblioteche. Membro del comitato scientifico del periodico «Fonti musicali italiane», ha pubblicato studi sulla musica italiana tra il XVII e XIX secolo, partecipando a numerosi convegni e collaborando con enciclopedie e dizionari italiani e esteri. Un saggio sui quartetti 'strumentali' di Jommelli conservati in copia manoscritta unica presso il Conservatorio Paganini di Genova (sul quale ha tenuto nel 2014 una relazione a Lisbona) è attualmente in corso di pubblicazione.

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